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Fino ad un anno fa pensavo che chi si avventurava nell’affrontare un ironman doveva essere un fenomeno o, un incosciente! niente di tutto questo, il “Guru” alias nonno Vason aveva perfettamente ragione con un po di impegno, costanza e… fortuna, si pu��ggiungere l’obbiettivo di portare a termine decorosamente un ironman. Dopo le ripetute assicurazioni da parte di Virna ed altri che non era necessario impegnare altro tempo al di fuori di quello previsto, a parte il sacrificio di qualche domenica da dedicare a dei lunghi, mi sono convinto di provare questa avventura, anche perchli anni passano veloci e io ho giaturato 54 primavere poi, C…. se ce la fatta U… vuoi vedere che non ce la faccio io?? Sei mesi fa ominciata l’avventura, e, quasi senza accorgemene siamo arrivati al fatidico giorno, non nascondo che l’ultima settimana sono stato preso da mille dubbi sulla riuscita di questo evento. Venerdardo pomeriggio siamo arrivati a Klagenfurt con una stupenda giornata di sole ed abbiamo espletato tutte le formaliton il ritiro del pacco gara. Tra musica, stend di abbigliamento, mute, attrezzature varie, biciclette che sembravano navicelle spaziali, atleti dal fisico pompato alla rambo e qualche leggiadra visione di rappresentante femminile della triplice disciplina, il tutto condito da bicchieri di birra ci siamo infilati, nell’euforia generale al “pasta party” chiudendo poi la serata con una passeggiata in centro citt fare il giro di ricognizione della frazione finale della maratona. Sabato mattino per ingannare l’attesa ci siamo dedicati ad acquisti, pomeriggio dedicato a posizionare la bici al parco chiuso, la sera cena ma il tutto accompagnato da una tensione ben nascosta dai gradi della birra bevuta. Notte pressoch nsonne dove invece di contare le pecore non facevo altro che pensare: ho preso tutto quello che mi serve? e se foro? e se cado? cosa posso mangiare? e se piove come mi vesto? l caso che mi porto anche l’antivento? e se a piedi mi vengono i crampi? ecc. finalmente sono arrivate le quattro, colazione e via verso il campo gara rrivato il momento della verit! La bici c’ ncora controllo generale con la consapevolezza che sicuramente qualche cosa mi ero dimenticato, una guardatina agli altri ma la tensione generale era al massimo ed era evidente in tutti, soprattutto su quelli incolonnati di fronte ai bagni, non ci sono argomenti da affrontare se non quello del tempo, speriamo che non piova ma neanche ci sia il sole ……. Dopo lo sparo si parte per la frazione a nuoto, certo che 2800 persone che entrano contemporaneamente in uno specchio d’acqua ridotto producono l’effetto di un branco di phiragna affamati alle prese con la preda, calci manate, gomitate sono all’ordine del giorno, comunque riesco ad atterrare, con calma vado a vestirmi e, via con la bici sono previsti due giri da 90 Km il percorso olto bello, lunghi rettilinei vallonati immersi nei boschi interrotto da qualche passaggio in centri cittadini, comunque strade ampie e, soprattutto chiuse al traffico, peccato che al secondo giro siamo stati accompagnati da dei violenti nubifragi con pioggia a catinelle, comunque fatta anche questa, si parte a piedi accompagnati da un sole alternato a qualche nuvola, l’ideale per correre., percorso in piano ma non bello in quanto con tanti restringimenti e curve secche che ti obbligavano al cambio di ritmo, miracolo anche la maratona ndata bene, non l’avrei mai immaginato che dopo 180 Km passati in sella alla bici sarei riuscito a correre ancora per altre 3 ore e 43 minuti. Quando ho visto il traguardo mi sono detto…..C… ce lo fatta anch’io. Grazie a tutti i miei compagni di allenamento ma soprattutto un GRAZIE al Nonno Vason che ha saputo trasformare un sogno in realt஠BASTA CREDERCI.

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Ebbene si, ci sono riuscita anch’io ad arrivare alla fine del mio primo Ironman…..primo e spero non ultimo. Ad essere veramente sinceri mentre ero l젣he correvo (…e ahim鬠camminavo) gli ultimi 10 km pensavo che non fosse ammissibile soffrire cos젴anto, poi dal ;non lo far��i pi; 頰assato al ;forse; ed ora penso a quale potrebbe essere il prossimo! L’emozione che ti da finire una gara di questo tipo 頴almente tanta che continui a pensarci tutta la settimana seguente; sono state 12 ore passate a fare sport, ed in 12 ore ti passano per la testa un sacco di emozioni, dalla paura iniziale di non farcela, alla determinazione nel voler arrivare a tutti i costi, dallo sconforto di quando non ce la fai pi che ti tremano le gambe, all’incredulitࠥd alla gioia immensa di vedere il 40esimo km!! Ovviamente posso solo dire BELLISSIMO e consigliare ai miei compagni di squadra che non l’hanno ancora fatto di provarci, perch頶ivere quest’esperienza non 頳olo un’avventura di un giorno, ma 頵n ;viaggio che dura 8 mesi, ti da modo di capire quanto 頧rande la capacitࠤi adattamento dell’essere umano, e ti insegna a superare poco alla volta quelli che sembravano i tuoi limiti. Non faccio tutta la cronaca della mia gara perch頳arebbe un po’ una pizza per chi non l’ha vissuta in prima persona per��rante tutta la settimana ho ripensato a diversi momenti vissuti quel giorno; la partenza con tutte quelle persone, il prete che ci ha detto che lo sport 頣ome una fede, le facce preoccupate dei miei amici che erano con me in partenza….da brivido…, la gente lungo il percorso in bici che si mette fuori di casa con il gazebo e le birrette per incitare gli atleti in gara, sono tantissimi e sono lungo tutto il percorso, il ricordo di Vason che mi ha superato in bici a Sant’Egidio, e mi ha dato ancora di pi la carica per arrivare fino in fondo; il dj sempre a Sant’Egidio che mi ha incitato Go Ironlady….che ridere!!, il temporale durante gli ultimi km di bici, i fulmini, ma per fortuna siamo stati abituati anche all’allenamento sotto il temporale cos  ono andata avanti lo stesso, la gioia di vedere i nostri supporter ancora l  empre presenti anche sotto la pioggia, ricordo quando ho incrociato la Daniela e la Virna che per me sono e resteranno sempre delle grandi campionesse anche se hanno avuto un momento difficile, i ragazzi della squadra che ogni volta che li incrociavo pensavo: ;ma come cavolo fanno a correre cos젶eloce? Per fortuna che erano preoccupati di non farcela accidenti a loro…..siete stati bravissimi, ricordo la vista del 40esimo km giuro di essermi messa le mani in testa e di aver detto a voce alta (chi era l젤eve avermi scambiata per pazza) ;non ci posso credere ce l’ho fatta!;, ricordo l’incitamento di Guido e Ciotti al 41esimo, si vedeva che erano felici per me e ricordo l’abbraccio con la Francy poco prima dell’arrivo, era l젣he mi aspettava da sola…..Franci sei unica…., le ho detto ;ho sofferto tantissimo; (che lagna che sono…) e poi ho ricominciato a correre, gli ultimi 400 mt e ho cominciato a sentire Vamos Sara Suppaaaaa, Go Sara, Good Job, ho alzato le braccia e sventolato il cappellino……ho corso fino in fondo, fino a quella cavolo di porta d’arrivo, non ci posso credere…..CHE FIGATA 頰roprio un gara SUPPA!!!! Mi sono fatta immedagliare e sono uscita dove ho trovato i miei amici e finalmente dopo 12 ore mi sono sentita a casa. Credo sia veramente doveroso dire GRAZIE ad alcune persone senza le quali ora non sarei una tapasciona cos젦elice (si vede anche dalle foto, sono l’unica a fare sempre la faccia da mona): PRIMO SU TUTTI il mitico e paziente Vason, ci sarebbero mille cose da dirti penso che lo far�� separata sede. il nudista che spesso 頵n gran rompipalle ma 頴almente determinato nel raggiungere gli obiettivi che ha influenzato anche me. I nostri amici, coniugi Testa Daberdaku nostri punti di riferimento e di sostegno sia il giorno dell’ironman che in tutti questi mesi. La Vale Capovilla con la quale ho condiviso le prime lunghe fatiche di quest’anno Mirko e Max D’Antonio che si sono rotti le balle per fare gli allenamenti ed hanno sempre avuto una parola di incoraggiamento e consigli da darmi Diego, Oscar, Valvetto, Sergio perch頯ltre ad essere per me sempre un’ esempio di determinazione sono venuti qualche volta in bici con noi ed hanno reso l’allenamento decisamente divertente. Virna, Daniela e tutti gli altri ragazzi con i ho condiviso quest’avventua, e le fantastiche ragazze della squadra, soprattutto quelle incinte, che come sempre fanno sentire la loro presenza anche a distanza. Allora dai, avanti i prossimi…..SUPPAAAAAA!!!!

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Forse non tutti sanno che il triathlon nasce nel 1977 come scommessa fra tre amici per misurare quale sia lo sport pi difficile in termini di resistenza tra il nuoto, il ciclismo e la corsa, su una distanza di 3,8 km (nuoto) + 180 km (bici) + 42,195 km (corsa). Per approfondire l’argomento vi rimando al sito della [Federazione Italiana->http://www.fitri.it/fitri.php?op=storia]. Ai giorni nostri posso dirvi che ho deciso di fare triathlon perch頭i attirava l’idea di fare tanta fatica per poi sentirsi un Ironman. Sentirsi Ironman vuol dire raggiungere con il tempo e la fatica un equilibrio fisico e mentale per essere in grado di scegliere di sopportare con continuitࠬa fatica fisica, con qualunque parte del corpo, e mentale per riuscire a percorrere quella famosa distanza 3,8+180+maratona. Allora cominciai che quasi non sapevo nuotare 5 vasche di fila, avevo appena cominciato a correre 2 volte alla settimana 5 km, mai di pi e la bici da corsa non l’avevo, anche se andavo in MTB regolarmente e con piacere da qualche anno. Ricordo che dissi a Vason: ;Guarda che io comincio perch頶oglio arrivare a fare l’Ironman. e lui mi rispose: ;Sta bon, che ghe ne ze passa tanti come ti! Intanto comincia a fare qualche triathlon sprint.;, e io gli risposi: ;Si hai ragione, ma io il primo anno far��tti gli sprint, il secondo tutti gli olimpici, il terzo tutti i lunghi e il quarto l’Ironman.;. E cos젦eci il primo anno 9 triathlon sprint e 4 duathlon sprint, il secondo anno 3 triathlon sprint, 1 duathlon sprint, 5 triathlon olimpici, 3 duathlon classico, il terzo anno 3 triathlon sprint, 1 duathlon sprint, 2 triathlon olimpici, 2 duathlon classico, 2 doppi olimpici (  tato abolito il lungo ed inserito la nuova distanza del doppio olimpico dalla Federazione Italiana Triathlon), e nel 2008 quarto anno siamo arrivati all’Ironman Klagenfurt, dopo 8 mesi di allenamento specifico, ma con grande soddisfazione, senza aver abbandonato tutte le altre distanze (il resoconto lo far��fine stagione). Nel frattempo son cambiate molte abitudini, si   idotto il tempo dedicato allo svago e alla ;bella vita&;, si son modificate le abitudini alimentari, si 蠭odificato il corpo. Certo ci si sente diversi, ma ci si vede anche diversi fisicamente. Acquisisci fiducia nelle tue capacitࠦisiche, esperienza mentale, preparazione alimentare. Abbandoni almeno 2 taglie di giro vita, ti dicono sei dimagrito, e tu gli rispondi no sei tu che sei grasso, e intanto passano gli anni e il corpo si ripulisce. L’Ironman, per chi non sar࠵na ;meteora;, prima o poi arriverࠬa voglia di farlo, perch頩l triathlon comincia qui! Sveglia alle 3.50 a.m., colazione alle 4.00 a.m., vai in zona cambio alle 5.00 a.m., preparata con il supporto dell’organizzazione il giorno precedente la gara, ricontrolli le tue sacche bike e run per i cambi e memorizzi la loro collocazione in mezzo alle altre, scopri la bici dal telo messo per l’umiditଠe gonfi le gomme perch頬a differenza di temperatura rispetto il giorno prima le rende meno dure. Ore 6.15 a.m. indossi la muta guardando le facce degli altri, nessuno ride, tutti ripercorrono nella memoria le transizioni tra le 2800 sacche e bici. Alle 6.30 a.m. Consegni la sacca con gli indumenti che t’indosserai alla fine della giornata. Ore 6.45 a.m. la musica   d alto volume, ci son un sacco di supporter (o sopporter?), passi il gate della spunta, tutti in piedi sulla spiaggia ad aspettare le 7.00 a.m., musica… deejay… clap your hand in the air… colpo di cannone si parte tutti insieme. Siamo tante teste bianche con muta nera, ma in mezzo ci son anch’io e i miei compagni di avventura, Sara, Guido, Nonno Vason, Virna, Carlo, Daniela, Agostino. Nuoti a tutta perch頳e ti fermi vieni travolto. Fantastico percorrere il canale, gli ultimi 800 metri, larghezza 4-6 metri, con affianco due argini bassi pieni di persone che tifano. Esci dall’acqua a tutta percorri i 50 metri che ti separano dalla tenda cambio, sfili la muta dalle braccia, recuperi la sacca bike 908, nella tenda c’  anta gente, acqua per terra, non importa ti siedi a terra, sfili le gambe pieghi la muta, senti un ;Ciao Fabio;, rispondi un ;Ciao Sara;, e ti accorgi che sta gi࠰artendo, rovesci la sacca, indossi pantaloncini e maglia per ciclismo, casco e occhiali, metti muta occhialini e cuffia nella sacca ti alzi esci dalla tenda getti la sacca nell’area dedicata, scappi a piedi scalzi verso le bici, percorri scalzo a tutta circa 100 metri con i calzini in mano, meglio indossarli all’asciutto, prendi la bici 908 e scappi con altri fuori dalla zona, sali in bici, percorri la stradina del parco, calzi le scarpette in corsa e saluti i sopporter. Via per il primo giro da 90 km. Hai fatto di tutto per non bagnarti nel cambio, ma comincia a piovere e prendi una prima dose di acqua. Sali scendi facili, ristori ben organizzati, salite impegnative, ma anche discese veloci, bel percorso, bella gente lungo le strade abitate, decido di salutare tutti i gruppi pi sparsi, con i loro grill e gazebo imbanditi di birre e cibo, dai il cinque ai bambini ai 38 km/h che son l’ha solo per quello, passo la Sara e la saluto. C’era un ragazzo con ombrellone, radiolina sul ciglio della strada, seduto su una sedia con birra e sigaretta che sembra Luca, e c’era anche al secondo giro! In cima al mitico Sant’Egidio, musica battente discoteca, si sente anche da sotto, sali tutto agile leggendo le scritte del tifo sulla strada. Che meraviglia, deejay e sopporter ti danno la carica e riparti a tutta! Arrivi al giro di boa a tutta in un bellissimo rettilineo foltissimo di persone che ti guardano e tifano, freni, quasi fermo ti giri in mezzo alla strada e riparti a tutta schivando il pubblico, raggiungi i sopporter visti poco prima e gli getti un po’ di ristoro anche a loro: borracce, acqua, gel. Al secondo giro ti accorgi che sei giࠡ 165 km, ma arriva qualcuno che ti chiama per nome, Nonno Vason che ti ha raggiunto, ne mancano solo 15 km, ma comincia a fare vento, tuoni e lampi, e comincia a piovere. Finisci insieme scherzando al rientro nel parco, arrivi in zona parcheggi la bici seguendo le indicazione de personale che ti assiste, corri verso il tendono, le gambe girano bene nonostante la forte pioggia, e i sopporter ti vedono di corsa verso il tendone. Recuperi la sacca run, entri nella tenda ti levi casco, occhiali, maglia e calzini zuppi. Rovesci la sacca, decidi di non andare via con altre maglie e k-way, basta il top, ma indossi calzini asciutti, scarpe asciutte, e berretto. Porti con te un bracciale con cerotti per eventuali vesciche; per fortuna hai pensato di portare un gel riscaldante, butti la sacca nell’area dedicata, ti spalmi il gel su gambe, spalle e braccia, e via nella pioggia. Esci dalla tenda, l’impatto con l’acqua grondante dal cielo si fa sentire, fa fresco, ma corri bene e le gambe girano. Pensi alle 4 ripetute da 10 km + 2,195 km di scarico e corri verso il primo giro di boa, il tifo   orte nonostante la pioggia battente, chissࠤove   inito Nonno Vason. Ti accorgi che   젥 continui a correre, ritmo sostenuto ma non troppo. Smette di piovere fai la prima ripetuta a 5 min/km, parti per la seconda verso Klagenfurt. I sopporter ti seguono, i ristori sono molto forniti e decidi di portare con te un paio di gel da regalare ai sopporter. Consumi molte energie ti scappa la pip쬠meglio bere sali, coca e gel per alimentarsi il pi possibile, ma meglio non prendere solo acqua. Arrivi al 12 km e non ce la fai pi, devi fermarti a pisciare, lo fai al 13 km. Riparti, ma il Nonno no c’  i. Tutto spettacolare, la gente, il centro della cittࠤove si fa il giro di boa, bellissimo finisci mezza maratona in circa 105 minuti. Il Nonno ricompare dai cessi, gli fai una battuta, riprendi la strada con lui verso la terza, ma ti stringe troppo la scarpa sinistra, piedi zuppi comincia a fare caldo esce il sole e i piedi stanno stretti, che fai? Giro di boa al 26 km, ti fermi, molli il doppino e riparti, ma non riesci pi a correre bene, il Nonno si   llontanato, finisci la terza ripetuta, chiedi alla moglie di Adriano dov’  ui, ti risponde che   ietro sorridendo, penso bene, perch頥ra il suo timore la maratona dopo 180 km di bici. Insisto meglio che posso anche se il ritmo della terza ripetuta   n po’ calato 6min/km. Le ginocchia son un po’ doloranti, anche le caviglie, ma riprendo a correre verso Klagenfurt, vedo tanta gente camminare, ma non mollo. Accelero. Vedo Sara, vedo Agostino, vedo Carlo, e al giro del drago in centro 35 km vedo il Nonno Vason, lo inseguo anche se   anto avanti. Arrivo al 41 km e decido di mollare un po’. Voglio rivedere per l’ultima volta la zona cambio, il parco bici, la gente intorno al parco si fa pi fitta, ultimi 500 metri un delirio di persone, rallento ancora per guardare le loro facce e riprendere a sorridere senza smorfie, ma   ifficile. Il cinque ai bambini, giro l’angolo e mi guardo ormai corricchiando le tribune all’arrivo, tolgo il berretto, saluto con le braccia al cielo, vedo Testa, gli regalo l’ultimo gel, e vado a farmi fare la foto di finisher. Fermo il cronometro a 10 ore 50 minuti. Finalmente ho la mia medaglia di Ironman. Le gambe girano vado da solo al Dome (tendone ristoro), trovo Vason ci salutiamo e andiamo a bere qualcosa, credo Radler. Che soddisfazione.

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Stavolta   tata un po; dura, non ci avevo mai messo quasi 12.30 ore a finire un Ironman ed arrivare quasi con il buio, ma stavolta   ndata cos쬠colpa della bici, delle salite e delle discese intorno all;Isola, pi di 7 ore di bici si sono fatte sentire anche in maratona ed alla fine ho fatto fatica, ma proprio tanta fatica a correre.., ma come sempre, proprio come sempre dopo un Ironamn ne valeva la pena , alla fine sei cos  oddisfatto che cominci naturalmente a vaneggiare, chiedi in giro agli altri se Embrun   ifficile, se vale la pena di fare Nizza, se Lanzarotte in confronto   utto piano, in pieno vaneggiamento post Ironaman parli a Girasole e gli chiedi, a lui che   ppena arrivato secondo, secondo assoluto .. , cosa mi conviene fare la prossima volta ( il bello   he mi parla e mi da consigli …. ) , se l;Isoarrd   uro come dicono  per fortuna dura solo un giorno, dopo ritorni a casa e ti ricordi che l;anno prossimo devi fare  solo ; Klagenfurt ; ecccch  arࠦamp;;. Prego tutti quelli che ;.. l;Ironaman di prendere nota della data del prossimo anno, 5 ottobre, e cominciare a pensarci !!! Il PIU; FORTE, Diego Brusauro, ha brontolato tutta la maratona quando ha saputo che era il terzo in gara, adesso  me tocca finirlo  aveva in mente la squadra, al buio, da solo, senza luce, piano piano, ma aveva in mente la squadra, grazie Diego del tuo spirito  E poi Oscar, all;inizio quando ci incontravamo in bici, alzavamo il braccio intero per salutarci, primo giro, poi il secondo forse meno, al terzo non ci siamo pi visti ;. in maratona, primo giro saluto con la mano con incitamento sonoro, dai Oscar ; , secondo solo mano, il resto dei giri saluto con gli occhi, SOLO SGUARDI . grande, due Ironamn finiti in un anno non   a tutti ; La Virna la vedevo bene, troppo, mi prende anche stavolta, ma dai cosa ti ho fatto ; per fortuna non mi ha rimontato, ma l;idea c;aveva ; alla prossima ; ehhh, ehhhh, a parte gli scherzi grande gara la sua, titolo italiano di categoria, quinta assoluta di tutte le donne e meritatissimo doppio podio con tanto di insalatiera gigante che non sappiamo dove mettere a casa  !!! Peccato per Daniela e Biagio, come sempre sar࠰er la prossima, quando arrivano dei problemi in un;Ironman non   acile andare avanti, si rifaranno sicuramente l;anno prossimo a Klagenfurt . Le classifiche le avete viste sul sito della federazione, siamo tornati anche stavolta con delle medaglie preziose, la nostra classifica   empre quella di alta montagna, godiamoci una cosa per volta ; grazie, Fabio Vason

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In deroga all’usuale format che vuole che i ringraziamenti siano lautamente distribuiti alla fine, comincer�� questi. Un grazie di cuore a chi mi ha permesso di conseguire l;obiettivo di questa stagione agonistica e in particolare ai preparatori atletici (Paolo, Stefano e Andrea), a Fabio che mi ha saputo ;motivare; e consigliare, ai miei speciali compagni di allenamento per aver fatto in modo che l;ironia e lo scherno reciproco non mancassero mai, ma soprattutto un immenso grazie a mia moglie e alle mie bimbe nella speranza di poterle un giorno ripagare del tempo sottratto;e Voi sapete il tempo che abbiamo dedicato alla preparazione della gara di Nizza che, ricordiamolo, prevede 4 km a nuoto (160 vasche di piscina da 25 mt &;suona meglio), 120Km bici con pi o meno 2000 mt di dislivello e 30 Km di corsa. Una pazzia che per me, dilettante allo sbaraglio (appena due sprint e due olimpici all;attivo ), comincia in una fredda giornata di Dicembre sentendo parlare i veterani della squadra. Accettai subito la sfida un po; per ripicca a Fabio che mi disse di lasciar perdere vista la mia scarsa esperienza in termini di gare e un po; perchomunque pensavo di avere a disposizione 9 mesi, non per partorire, ma per trasformare la pozzanghera di carne e grasso in cui verteva il mio corpo e presentarmi allappuntamento del 14 settembre non dico in forma, ma almeno con una forma. Cosi trovo ad arrancare dietro ad Ugo, Luca, il Panza (Paolo), Fabio, Virna, Daniela, Mirko, zio Billy (Giovanni), ma non certamente a Carletto. Sempre con il ;collo tirato;, sempre dietro, sempre ultimo. Peggio ancora le vacanze; sempre in bici, di corsa e in piscina: non camminavo, traslavo. Ma la voglia di centrare l;obiettivo era predominante e spesso durante gli allenamenti ci si trovava a fantasticare sulla posizione da assumere sulla ;finish line; davanti ai fotografi. 12 Settembre. Tempo scaduto. Ci siamo, oggi si parte per Nizza, l;automobile arica, i consigli di Fabio da buon padre di famiglia li ho stampati in fronte;.ormai mi rivolgo ai miei familiari come se fosse lui a parlare;..bambine ra di andare a letto affrettatevi ad andare in zona cambio;.. Roberta stai tranquilla nella frazione aspirapolvere e poi cerca di dare il tutto per tutto nella frazione materasso!!!! 14 Settembre. Non ci posso credere!!!! Ore 04.30 sveglia. La sola idea di far colazione con una ciotola di riso mi fa pensare alla canile di Rubano, ma tant; amp;;Grazie alle lezioni di Yoga, alle ore di training autogeno, alle tecniche di rilassamento, contro ogni mia previsione, stanotte ho dormito. Ma tutto ci��n ervito a placare la sequela di improperi esternati allapertura della porta che da sul cortile interno del residence: ;giusto cielo, per dindirindina;, mi son detto, piove;. Mentre ci dirigiamo in zona cambio, tra un intercalare e l;altro, ripenso alla mia estate passata ad allenarmi nella pi totale assenza di precipitazioni, mentre oggi, ma per fortuna alle 7:00 torna il sereno. Ƞil segnale che tutti attendavamo;….uno sparo;;via….tutti in acqua;mi fermo un istante a guardare la ;tonnara; di atleti; che meraviglia. Ora per��cca a me. La giornata sarunga: andiamo. In acqua a confusione pi totale, gente che va a destra, chi a sinistra.

Non nuoto, strambo alla stregua di ;Luna Rossa;, non riesco a nuotare secondo una linea retta: chissuanti metri in pi far��opo un po; addirittura qualcuno che nuota in senso contrario, ma eguito, anzi preceduto da una barcatoh, penso, un;altra gara che si svolge in senso inverso. NOOO. Deve essere il primo, che ha giatto il giro di boa e procede spedito verso la zona cambio; Adesso ho capito perchi hanno dato il pettorale 1548: ordine d;arrivo. Vabb ranquillo, non ci corre dietro nessuno, oggi il mio obiettivo rrivare fino in fondo, l;ho giurato: in ginocchio, strisciando, ma debbo arrivare. Dopo 1h22; esco fuori dal mare e mi appresto ad inforcare la bici. Calma, non debbo stancarmi troppo, ma non posso nemmeno andare piano, Carletto potrebbe prendermi;Con immensa gioia rivedo Fabio che nei pressi della prima vetta mi raggiunge, mi saluta e se ne va;son contento perchredevo fosse givanti. E finalmente arrivo a Col de Vance (1000mt). Le gambe ricordano il marmo di Carrara;prefiguro anche una delegazione del Padova Triathlon in pellegrinaggio nella vicina Lourdes dove prima o poi mi stabilir��r rendere omaggio al mio martirio. Il dislivello uro, ma non impossibile e il mio motore che finora si omportato come un diesel (basso regime, ma costante ed affidabile) oggi assomiglia pi ad una Ape Piaggio. Ad un certo punto comincio ad avere anche le visioni. Scambio le esortazioni di alcuni spettatori (;dopo la curva c; na discesa pericolosa;) per una promessa confortante anzichna minaccia. Finalmente sono a Nizza. 4h54; da non credere, tre mesi prima avevo impiegato un;ora in pil;adrenalina aumenta. Metto gi la bici, mi cambio e via per l;ultima frazione, la pi odiata: 30 Km di corsa. Durante gli allenamenti avevo deciso di correre a 5;30;;/5;45;; al Km. Utopia. E chi ce la fa? Decido, anzi subisco: come va va. Stacco la spina del cervello e cerco di andare avanti per inerzia. Scelta azzeccata. Inizio a fantasticare invece che piagnucolarmi addosso. La mia testa come un hard-disk che registra tutto ci��e gli occhi riescono a captare: il volto delle persone che nemmeno conosco e che mi incitano come se fossi un loro idolo, gli applausi scroscianti lungo ogni centimetro del percorso, i bambini ai margini della strada che ti salutano, le mani che sporgono dalle transenne per un ;cinque ;.. Ho deciso che ;salver tutte queste immagini e le riporr��sieme alle cose meravigliose che mi sono toccate in questa vita: i miei genitori, la laurea, mia moglie Roberta ed il nostro matrimonio, la nascita di Alissa e Rossella. Ogni qualvolta vorr��vederle mi sarufficiente socchiudere gli occhi. Ma sono appena al 15 km; ok mi dico, manca ancora un giro. Il vento orte e faccio addirittura fatica a respirare. Lungo il tracciato rivedo tutti gli altri, anche loro sul finito andante;, ma nessuno si sogna di negare all;altro un sorriso, un incitamento, un ;cinque;. Che emozioni, la lacrima empre l ronta a sgorgare copiosa, ma poi ti ritrovi da solo e cerchi di farti forza. Mi autoincito pensando a Dustin Hoffman nel film ;il maratoneta. Il fiato ci sarebbe, ma gli arti inferiori non rispondono. Ho pi acido lattico che sangue. Niente da fare, pi di coson vado. Ma ncredibile l;effetto galvanizzante del cartello 29 Km che riattizza il mio narcisismo per un ultimo sprint. Nella mia testa parte la musica di Rocky, mi sento come Stallone mentre sale gli ultimi gradini al termine dell;allenamento. Temo addirittura di avere la sua espressione; spero almeno di non mettermi a gridare ;Adrianaaa, ma soprattutto spero che tutti i fotoreporter accreditati siano impegnati in altre cose mentre io sono qui che schiumo. ;apoteosi in prossimitell;arrivo quando sento e poi vedo i miei amici e compagni di squadra appollaiati su una gradinata a 30 mt dalla ;finish line; che mi incitano. Tento di saltare la transenna per abbracciarli e baciarli uno ad uno, le loro mogli soprattutto. Ugo riesce a ricondurmi alla ragione urlandomi ;non farlo, questi ti squalificano;. E; finita;ce l;ho fatta in 10h03. Speravo di terminare la gara con Carletto e di varcare il traguardo assieme, purtroppo si ttardato. Rimaniamo TUTTI in attesa di vederlo arrivare;;eccolo; e via con gli incitamenti, e soprattutto gli sfott��e non ci siamo mai risparmiati. TUTTI BRAVI , tutti a casa con maglietta e medaglia di ;finisher, ma soprattutto con un bagaglio pieno di affetto, stima ed ammirazione per tutti i componenti della spedizione transalpina. A casa, sdraiato sul divano con telecomando sulla mano sinistra, gelato sulla destra, bicchiere di birra sulla mensola, cassetta porno nel videoregistratore, rileggo i tempi e mi rendo conto delle eccellenti performance di Virna, Luca, Giovanni, Mirko ecc. ecc.;. Ancora bravi.

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Pensavo di aver raggiunto il “top” nel 2005: in 11 ore e 14, 3a di categoria all’Ironman di Francoforte e qualifica alle Hawaii dove ho concluso felicissima la mia gara in 11 ore e 28; invece c’era un altro obiettivo nell’aria: andare sotto le 11 ore. Per il mio settimo ironman ho scelto il Quelle Challenge di Roth assieme ad altri miei compagni di squadra del Padova Triathlon: Fabio (mio marito) Diego, Massimo e Paolo; quest’anno non mi interessava la qualifica ma fare un nuovo Ironman dopo 3 Klagenfurt, 2 Francoforte e 1 Kona. Venerd젥 Sabato il tempo mi aveva un p��eoccupata: pioggia, vento e freddo, con un cielo che non prometteva nulla di buono, ma gli organizzatori continuavano a dirci che le previsioni per domenica erano buone con un solo 5% di probabilitࠤi pioggia e questo mi dava un p�� speranza. Inoltre sabato avevo ricevuto una notizia strepitosa che mi aveva dato una carica eccezionale: le mie compagne di squadra Daniela, Valentina e Francesca erano arrivate terze ai campionati italiani di duathlon a Varallo Sesia! Un’emozione enorme!!! La sveglia domenica mattina   tata inclemente: alle 3…….la partenza a batterie prevedeva lo start per i pettorali dall’1 al 399 alle 6,20. Guardo il cielo:   ompletamente stellato e penso che le previsioni erano azzeccate! Colazione con t謠pane e marmellata e poi via, al buio, verso la partenza! Sembra un pellegrinaggio di atleti che, con le loro sacche a tracolla, si avvicinano alle proprie biciclette in zona cambio e cominciano il rito di togliere il copri-bici giallo fornito dall’organizzazione e di coccolare il proprio mezzo, gonfiandogli le ruote, dotandolo di borracce, barrette e gel. Poi il dovere chiama: indosso la muta (ultimamente sembra un p�� larga: beh…qualche chiletto con la preparazione all’ironman se n’  ndato!), mancano 5 minuti al via e mi tuffo in acqua….non   redda. Uno sparo……che arriva direttamente al cuore……….e via….. si parte! Il nuoto   l mio punto debole…….non sono riuscita e non riuscir��i a migliorarlo, inoltre all’ultimo giro di boa mi viene un crampo che mi immobilizza, dal polpaccio fino alla coscia, la gamba destra. Esco dall’acqua in 1 ora e 15….lo capisco dall’orario perch  l mio crono si   loccato in acqua a 35 minuti e decido cos젤i non controllare pi il tempo fino all’arrivo! Cerco di fare un cambio veloce e poi via…….la mia due-ruote, amica di tante ore, mi aspetta! In bici non mi sento benissimo, le gambe sono un p��ballate…….il percorso 蠭isto…….c’  nche un p�� vento……il panorama per��bellissimo……..campi di grano…….paesetti fiabeschi immersi nel verde e biciclette di triatleti sparse qua e lம…….ognuno con la propria storia e con il proprio sogno nel cassetto. Ovunque c’蠧ente che ti incita……qualcuno si   ortato il divano di casa sul bordo strada……qualcuno sta rigirando qualcosa sul barbecue…….altri leggendo sul programma il tuo numero di pettorale ti chiamano per nome e ti incitano a proseguire la tua impresa. Quando poi arrivo sul “Solar”, una salita che praticamente fai in mezzo metro di spazio fra 2 ali di gente, l’adrenalina   ll’apice……mi dimentico persino di cambiare e mi accorgo solo alla fine di aver fatto la salita con il “53″!!! Dopo i 180 km mi ci vuole qualche minuto per riportare la mia schiena in posizione normale; solo dopo mi accorgo che le mie gambe ed il mio fiato stanno al meglio. Mi sembra di volare! Ho paura che da un momento all’altro mi prenda la crisi…..invece no….continuo a correre…….la gente mi urla “Klasse”….ed io corro….corro…corro. 30…32…36…40…i km passano e sono all’ultimo km che mi porta al centro di Roth. Passo in mezzo alle gradinate colme di gente e vedo l’arco del traguardo. Gli spettatori mi danno il “5″ e mi sembra di condividere con loro la gioia dell’arrivo…….eccolo l’arrivo…….alzo gli occhi: 10 ore e 57………poi non vedo pi nulla….le lacrime mi hanno annebbiato la vista!!! L’unico rammarico: essere arrivata quarta di categoria a soli 10 secondi dalla terza!!! Vabb …adesso via;.. verso un nuovo obiettivo!!! Virna

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655 Km non sono ne pochi ne tanti, ma la smania di arrivare alle volte pu��r abbassare il livello di attenzione nella guida. Cos ubens Vettorato si ritrova inconsciamente a superare gli impossibili limiti di velocitedeschi: 100 Km/h nei pressi dei dossi;..alla faccia di chi in Italia continua a fantasticare che in Germania non ci sono limiti. In men che non si dica un centauro in abiti civili gli si affianca indicandogli perentoriamente di accostare. Per nulla intimorito, il professionista scende dall;auto ed ingaggia una discussione in lingua madre il veneto. E il bello he il crucco sembra afferrare ogni inflessione dialettale. E viceversa. Ci vorra bilit ialettica del presidente e le conoscenze linguistiche della ;first lady; per chiudere la controversia.70 euro di multa e in macchina. Si riparte. Roth, capitale della Germania sportiva per un fine settimana. Cittadina con una vitalitorprendente. Niente vasche per le vie del centro nel segno dell;apparire: qui, se qualcuno cammina sta andando da qualche parte. La procedura di ritiro del pacco gara n esempio del pragmatismo di questo popolo: 8 postazioni dotate di terminaleria pronte a ricevere gli atleti che ordinatamente fanno la fila. Ad ognuno viene chiesto di esibire nell;ordine tessera federale e documento di identitdi verificare i dati archiviati nel loro database e di firmare una ricevuta. Mediamente 5; ad atleta, tra sorrisi e complimenti;.come da noi;. A questo tempo fa eccezione Diego che parlando una lingua molto simile all;esperanto disorienta l;addetta che si dimentica di chiedere a lui, e ai successivi tre, i documenti. Nel frattempo Rubens faceva 2 Km a piedi per andare a prendere i documenti che aveva lasciato in macchina. Visitiamo i numerosi e forniti stand presenti e ci orientiamo sulle varie zone partenza, arrivo e cambio. Diego narrestabile riesce a inanellare una cagata; dietro l;altra. Le mie figlie sono innamorate. L;apoteosi nei pressi di una bancarella quando dopo essere riuscito ad ottenere ci��e voleva senza acquistare nulla ha chiosato & Mouth closed don take moschitos; (bocca saro cjapa mussati) Ceniamo al pasta party offerto, si fa per dire, dall;organizzazione. Per un italiano la pasta ualcosa di pi di un piatto di carboidrati lessati, ma nel complesso la cosa tata apprezzata. Soprattutto il litro e mezzo di birra ghiacciata. Trattamento a buffet con fusilli, gnocchi, pur i patate, fette di carne, verdure crude, varieti dolci, yogurt, caffbirra, acqua e coca-cola. E siccome ho locchio pi grande dello stomaco: bis di tutto. Ƞtardi e siamo stanchi. Decidiamo di ritornare all;albergo. Un palazzone spartano, due stelle, niente di che. La gestione amiliare: Karen lla reception e Ralph, suo marito, l tuttofare. Ƞposizionato nel centro di un paesino, Allesberg, a 10 Km da Roth. I letti sono comodissimi e la doccia bollente. La colazione bbondante e c;eramente di tutto: Alissa e Rossella riescono ad ingurgitare ben 4 ovetti &;basotti; a colazione. 68 euro al d er una doppia (34 euro a testa!). Trovatemelo a Padova e dintorni, please! Sabato. Sveglia presto, c; n sacco di cose da fare. Briefing e consegna della bici, ma soprattutto non stancarsi. Gli altri rimangono in albergo. Non ce la faccio a stare fermo e decidiamo, per la gioia delle piccole, di fare due passi al lago Rothsee, rinomata localituristica. Il tempo nclemente: vento e pioggiae le previsioni per domani non sono migliori. Carico la bici in auto per portarla in T1. Il colpo occhio mpressionante, duemila biciclette parcheggiate nella zona cambio. La maggior parte vantano telai spaziali in carbonio, ruote lenticolari, manubri da crono. Ferrivecchi pochissimi. Noi abbiamo bici fantastiche, ma qui sono poco pi che nella media. Faccio un rapido calcolo mentale: sono parcheggiate sotto la pioggia almeno cinque milioni di euro. ;idiota accanto a me si ortato addirittura un lucchetto comprato direttamente alla NASA dove lo usavano per parcheggiare lo Shuttle in una stradina buia appena fuori Houston nei giorni di punta. Che idiota! Ormai e tardi. Dobbiamo tornare in pensionen e riscopriamo il piacere di cenare senza dover accendere un mutuo in banca, circondati da ragazzi in jeans e giacconi di pelle (mica da befane impellicciate o vitelloni billionaire style, bruciati dalle troppe lampade e vestiti come calciatori coatti). Il ristornate ;ai Calabresi ci accoglie calorosamente, tanto legno massiccio ed una fantastica birra alla spina. Il men icco di carni, funghi, patate e zuppe, ma la nostra scelta cade sugli spaghetti: assolutamente da non perdere. Siamo in otto a tavola e la cameriera in perfetto accento meridionale prende le comande per beveraggi e primi senza appuntarsi nulla! Guardo mia moglie Roberta con preoccupazione. Arriva il bere e non sbaglia un colpo: ma era facile, mi dico. Arrivano i primi e non sbaglia nemmeno la destinazione di ogni singolo piatto per ogni singolo commensale! Brutta puttana, se leritata la mancia. Il pane con pasta di pizza caldo e fragrante osuono che quando in Italia ci presenteranno di nuovo fagolosi e gommosi panini rachitici facendoci pagare pure il coperto eglio che siano svelti ad abbassarsi percholeranno i piatti! Per farla breve: 4 bruschette, una pirofila con spaghetti al gorgonzola che sbordavano dal piatto e una birra media. Il tutto per la bellezza di 10 euro!!! Per digerire ci facciamo a piedi la passeggiata con sosta al bel laghetto che si trova al centro della citt஍ Tre del mattino;o meglio della notte. Di corsa al balcone, spalanco la porta e ;cazzo non piove, ci sono le stelle, ma il vento si. Quello altrimenti a cosa servirebbero tutte quelle pale per l;energia eolica disseminate nelle colline limitrofe? La mia famiglia, solidale alla mia follia, si alza e inizia il proprio ironman. Ancora GRAZIE. L;aguzzino nazista padre del titolare della pensionen ci guarda male percha colazione era prevista alle 4 e non alle tre e trenta, ma lo sguardo che gli mandiamo significa ;attento a te se non vuoi che ti sodomizziamo con una appendice del manubrio, abbiamo fame e sonno;. Ore 4:30 arriviamo alla partenza del nuoto. Saluto le mie donne conscio che nel marasma generale non riuscir�� a vederle. E invece alle 6:20 quando partono elite, donne, disabili e anzianotti, loro sono ancora a portata di voce. Poi la muta, il bacio portafortuna sulla cabeza del nonno e di Diego.via con il nuoto. Tutto perfetto. Nessuna manata ne pedata. Il deltoide c;Ogni tre bracciate testa avanti per individuare la traiettoria ideale. 1h03;. Batto con la mano sull;orologio, deve essersi fermato. Controllo l;orologio ufficiale, faccio due conti;.porca vacca roprio 1h03;. Vai con la bici. Il percorso per me uro. Non mi sento pronto per un percorso cosmpegnativo: saliscendi in continuazione e sempre controvento. 60 Km-Solar. ;PAPIIIIIII. Non ci posso credere. Hanno camminato 5 Km per essere qui. Il prossimo giro mi fermer��ra non posso rischierei di provocare un incidente. Alzo la mano per salutarle e urlo ;ci vediamo tra poco 150 Km-Solar. PAPIIIII;. Inchiodo. Mi corrono incontro. Le abbraccio. Le bacio. Nodo alla gola. Faccio fatica a parlare. Con gli occhi lucidi riparto. Mi rimetto in posizione, ma non dimentico e le due ali di folla festante che gremiscono la salita di Solar mi lasciano indifferente. Ulf ( n nome di un atleta). Figlioditroia. Pettorale 1233 o 1263 mi sorpassa e mi si pianta davanti. Puntuale come un avvoltoio ecco la moto dei giudici che mi fanno cenno che alla prossima volta mi sanzioneranno. Sorpasso il coglione e scatta il dito medio. Nemmeno cinque minuti e stessa scena. Mi alzo sui pedali e scatta un ;fuck your mother; e via di corsa prima che mi faccia il culo. Finalmente in T2 in 5h42;. Bene, ma sar&;effetto psicologico del telaio nuovo. Corsa. Dal programma QCR 2007 in formato pdf presente sul sito ufficiale. ;Percorso podistico. Su strade e sentieri battuti lungo il Main-Danua-Kanal dove il traffico sarompletamente chiuso. Percorso pianeggiante, con un leggero pendio a circa 1 km dallarrivo;. A Odino e compagnia fischiano ancora le orecchie per le madonne in crucco che ho tirato gi nelle 3 salite per complessivi 7 Km. Sono passate 11h e 23 minuti e mi accingo a chiudere il mio ironman, ma;.non ci credo;.son lhe mi aspettano per fare la volata finale. Alissa e Rossella mi saltano addosso come delle scimmiette tra l;ilaritenerale; vacillo; le prendo per mano e assieme corriamo fino alla finsh line. Non prendo nemmeno la medaglia e di corsa da Roberta che n piedi ad applaudire sulle gradinate. Intorno a me una Caporetto di atleti che stramazzano al suolo dopo aver tagliato il traguardo. Mi congedo dalle donne ed entro nella zona riservata agli atleti o presunti tali. BIRRRAAA. Nel giro di 10 minuti due mezzo litro;.che buona;.che fresca. Incontro Virna e Fabio. Che tempi! 10:53 e 11:20! Ora per��vo raggiungere la mia famiglia. Prendo cibo e bevande a sufficienza per sfamare un plotone e fuori a far festa con loro. Accendo il cellulare e;..beep beep beep;.messaggio. Carletto. Nemmeno il tempo di arrivare e mi ha ginviato i complimenti. Un signore. Mentre vado a ritirare la bici in T2 vedo un atleta ipovedente che si accinge a chiudere anche lui la sua gara. Gi il cappello questo si che n vero ironman. E poi. E poi. E poi. Troppe cose da raccontare, da ricordare.tutte fantastiche. Ma tra tutte mi piace ricordare la cena a lume di candela dai nostri amici Calabresi. Le piccole sono a nanna e poco dopo le raggiungiamo anche noi. Giornata lunga oggi. A colazione rivedo Diego e Paolo e mi complimento con loro. Arriva rapidamente mezzogiorno (quando ci si diverte e non si fa un;ostia le ore volano purtroppo) ed empo di rientro. Tiro un po; per strada, poi lascio il volante a Roberta. Il meritato riposo del guerriero. Mi risveglio nei pressi di Bolzano. Ancora poco e siamo a casa e mentre guardo la strada penso. Penso che la famiglia e gli amici sono comunque la vittoria pi importante. Nulla appaga di pi di poter condividere le gioie sportive e le passioni agonistiche con i tuoi compagni di squadra e non. E ritrovarsi poi con mogli, fidanzate e figli gustandosi una gelida birra…ed ogni tanto guardare quel numero impresso sul braccio, gibiadito, e sorridere… Grazie a Virna, Fabio, Diego e Paolo. Ottima compagnia, Divertimento assicurato. E ora forza a Tony, Oscar, Fabio, Carletto, Daniela, Carlo e di nuovo a quel pazzo di Diego. E forza Albertone, Giovanni, Luca e Ugo. In bocca al lupo ragazzi.

Max

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FINISHER di Massimo D’antonio

ultimi 50 metri di corsa, due ali di folla impazzita che canta, balla e fa la ola. mani che si protendono in cerca di un cinque , apro le braccia nella speranza di poterli toccare tutti per questo sogno che mi stanno regalando. Eccolo,  meno di dieci metri, mi fermo, mi volto indietro e faccio un inchino; esplosione di applausi ed incitamenti, lo speaker annuncia Masimoooo from Italy. ritorno sui miei passi, indice della mano destra che dalle labbra va al cielo. guardo la medaglia che una delle tante meravigliose ragazze dell’organizzazione mi ha appena messo al collo senza che nemmeno me ne rendessi conto. Ho sempre saputo di essere emotivo, ma credo che oggi sia impossibile trattenere una lacrima di gioia. La ragazza che mi ha preso in consegna per accompagnarmi nell’area riservata agli atleti mi sta parlando, ma il mio sguardo inebetito la fa desistere. Un idiota mi chiede se sono stanco, la ragazza mi dice che  c’è il medico. Ho solo voglia di abbracciare la mia famiglia che è a    1500 km di distanza. un telefono; datemi un telefono! Ma cominciamo dall’inizio. Credo che nel ricordo di tutti sia ancora vivo quel 14/09/2003 a Nizza. In quella occasione avevo pubblicamente e solennemente declamato che mai pi mi sarei cimentato in sforzi del genere: la fatica dei 30 km di corsa mi avevano reso incline al credo ciabattofilo benchè traversato l’arco d’ arrivo ostentassi un certo contegno. In realtà con il trascorrere dei minuti andavo maturando quello che poi sarebbe diventato il tarlo della primavera 2004: Ironman. 11/07/2004. Francoforte ore 04.00. Il pettorale   il 5-69 e mai numero mi fu pi attagliato. Credo di essere stato l’unico ad aver dormito; gli altri penso abbiano avuto il tempo per contare tutto il parco ovino del pianeta, ma di sonnecchiare non c’è stato verso! Diego, Agostino, Virna, Daniela, Giovanni, Ugo, Fabio& Carletto? Credo che ormai le mie gare non abbiano pi un senso se non c’è lui. E si rinnova la sfida anche se ci sono segnali premonitori che depongono a suo favore: l’ abbigliamento Hawaiano sfoggiato una settimana prima in occasione della pizzata per definire gli ultimi dettagli della trasferta in terra alemanna. Che abbia giࠩn tasca il biglietto aereo per Kona? Colazione e via verso la zona cambio pensando a quanto tempo abbiamo trascorso assieme ad allenarci, soffrire, far soffrire, scherzare, insultarci. Oggi no, tutti muti, ognuno di noi sarà solo con se stesso pur sapendo che da qualche parte c  ualcuno che sta pensando a te. Ricevere 37 SMS alle 6 di mattina credo che sia il modo pi euforico per cominciare la giornata anche se siamo tutti molto tesi infatti, da un punto di vista meteo, il tempo non   ertamente estivo. Le previsioni parlano di pioggia, vento molto forte e la temperatura massima dovrebbe essere di 17/18 gradi. Tutto ci disorienta; diciamo tutto ed il contrario di tutto; io faccio la frazione di bici con la divisa estiva ed i manicotti. No anzi, la faccio con quella invernale. Forse meglio se mi tengo la maglia da bici sotto la muta e poi; beh senti, porto tutto in zona cambio e poi decido.  Si parte! 2000 atleti fasciati nelle loro mute nere sembrano tanti diabolik in attesa dello sparo che arriva in ritardo rispetto la tabella di marcia. Impensabile azzardare un ritmo, una traiettoria; Pugni, sberle, tallonate in faccia; di tutto. Con la mia proverbiale tranquillit࠭i metto in scia al branco di sardine che mi precede. Continuo a ripetermi: ; calmo ;calmo , ma le corde della racchetta da tennis di mia figlia Rossella al cospetto assomigliano pi ad un retino per le farfalle. Esco dal lago in 1h10 . Va bene! Zona cambio. La bici   i che mi aspetta da un po, la raggiungo, la spingo fino all ; uscita dell ;area e finalmente salgo in sella. Il tempo di percorrere 30Km e comincio a stramaledire Tony: in 3 mesi non siamo riusciti a strappargli una descrizione sommaria del percorso ciclistico. E finalmente la prima discesa. Non termino la frase che mi ritrovo per terra. Fortunatamente la velocità era modesta, ma soprattutto grazie ai guantini, che non volevo nemmeno mettere, mi sono salvato le mani. Del resto sono conterraneo di Muzio Scevola, che di cura delle mani se ne intendeva. Mi rialzo e incrocio lo sguardo preoccupato del pubblico che   i ammutolito, ma che sembra aver colto ogni sfumatura, diciamo folkloristica, delle mie innumerevoli imprecazioni ;.credo di non averne dimenticata nemmeno una. Spero solo che la caduta non abbia procurato danni meccanici. Attraverso un borgo medioevale con una leggera salita e fondo stradale in pavè. Sembra di essere in una delle tappe di montagna del giro d  Italia con la folla che chiude il percorso e si scansa all; ultimo istante; fischietti, campanacci, trombette; l’istinto mi dice che devo alzarmi dalla sella; mi sento un idolo delle folle ;ma gi ࠱50 metri dopo i pensieri sono diversi. Ad ogni modo non vedo l;ora di fare il secondo dei due giri previsti per rivivere l;esperienza. Verso l80 Km si ripete la scena: altra salita con altrettanta folla. Baccano infernale, non capisco pi nulla ..al  n piedi sui pedali. Arrivo in cima alla salita senza nemmeno rendermene conto; ho la pelle doca . Mi ci vorranno una decina di chilometri per riprendermi. Sto ricevendo una lezione di vita da un popolo molto pi evoluto di noi. Ne ho girati di posti e solo alla maratona di New York avevo visto qualcosa di simile. La variabilitࠤel tempo ha fatto si che molti se ne siano stati a casa, ma tanti, veramente tanti (si dice 300 mila spettatori), erano in strada a trascorrere una domenica di festa e non a lamentarsi per una chiusura TOTALE del traffico. Ogni paesino che attraverso si   rganizzato al meglio per supportarci, chi con uno stereo ad alto volume, chi con le trombette, i campanacci ;. Il vento si alza e cominciano i problemi; spingo, ma ho il terrore di non averne pi. Non posso vanificare tanti mesi di sacrificio e allora metto da parte la civetteria del riscontro cronometrico. fatta. Chiusa la frazione ciclistica in 5h55;. Secondo problema della giornata archiviato; il primo era la frazione di nuoto. Siamo alla resa dei conti: la maratona. Ho giࠥspresso le mie considerazioni su Filippide e quindi non mi ripeter��a gioia di aver depositato la bici nella rastrelliera non fa binomio con il passo rigido da robottino che evoca esattamente la mia corsa affidata alle sole componenti periferiche muscolari. Mi impegno a non guardare i cartelli con le indicazioni dei Km percorsi per non peggiorare la percezione della mia stanchezza e cos  ure rifiuto di guardare l;orologio. Devo evitare in tutti i modi di passare dal limbo ;sono stanco, ma vado; al ;non ce la faccio pi e mi fermo;. L;importante non   on cadere mai, ma sapere come rialzarsi. E; da un po; di tempo che vado maturando un sogno che spero di realizzare oggi. Non voglio solo finire la gara. Di pi. Voglio provare a gestire la crisi. Prima di partire mi avevano detto: ;rilassati che prima o poi arriva. E stai sicuro che arriva;. Sono qui che la attendo per viverla non come limprevisto che vanifica la pretesa di correre tutte le gare senza nemmeno provare un minimo di sforzo, piuttosto come un fatto inevitabile e del tutto normale. Mi continuo a ripetere ;credici, ce la puoi fare;, ;corri tranquillo, sciolto, ma non fermarti mai;. Grazie al tracciato della la frazione podistica che si dipana lungo le sponde del fiume Meno (3 giri da 14 Km) realizzo pian piano che tutto sommato sto facendo una gara non male; davanti a me giovanni e Daniela. Dietro, in netta rimonta, intravedo Fabio, Agostino e Virna. Fabio in poco tempo mi raggiunge e passa con in testa solo il tempo da battere e precisamente quell;11h16 totalizzato dalla squadra F che grinta. Che onore incrociare Stefan Holzner, Nina Kraft, Tim DeBoom, Peter Reid, Jurgen Zack; nomi che per il 99,99% delle persone non dicono assolutamente nulla. Con Agostino facciamo insieme tutto il secondo giro, il ringhio di Virna    pochi chilometri, ma non mi rassegno. Nel frattempo il pubblico   empre l chiamarti per nome ad ogni tuo passaggio; ormai dopo 6 passate li conosco quasi tutti. E mi chiedo chi glielo fa fare; sarebbero potuti andare al cinema, in montagna, ovunque. E invece sono qui a tifare non solo per i loro connazionali, sono l  er tutti e guai se non ci fossero stati. Terzo giro. Sto bene provo ad allungare leggermente la falcata;crampi&;tranquillo ;non mollare;. Finalmente il cartello con ;indicazione del 40 km ; mi ricompngo; dentro di me parte la solita marcetta finale; questa vota seleziono l;inno di Mameli; mani al cielo, sorriso di circostanza per le foto di rito, ;. Il resto lo conoscete gi஠Sono da poco passate le 19:00: Quindi Ironman archiviato in 11h43; per percorrere 3,8 km di nuoto, 180 Km di bici e 42,195 Km di corsa. Chi, prendendomi in giro, mi anticipava un risultato del genere ha ricevuto in cambio un vaffanculo che non voleva essere scaramantico, ma solamente la consapevolezza dei propri limiti. Nel frattempo ne sono accadute di cose nel mondo. Ma chi te lo fa fare? Non lo so, ma adesso smettete di spappolarmi le palle con questa domanda idiota. Lo faccio e basta;e sebbene sfinito sono proprio contento di averlo fatto; aver attraversato quella riga con scritto finish mi ha emozionato e il ricordo delle scariche di adrenalina pura mi accompagneranno nei giorni futuri. Cosa? La sfida? Quale sfida? Carletto? Ah. Non cai stata sfida tra me e lui, ma solo una sana e irrefrenabile voglia di prenderci in giro. Entrambi abbiamo centrato l;obiettivo, gi࠰erchui contava arrivare alla fine..provate per credere. Comunque il giovanotto non va a Kona e già uned attina   assato al mercatino delle pulci di Francoforte per mettere in vendita la divisa hawaiana. Tutti e 9 abbiamo concluso la prova; come sempre c;  hi   elice e chi lo   i meno. Grazie a Paolo per avermi seguito. Grazie alla mia famiglia per avermi sopportato. Grazie al Padova Triathlon per aver permesso che tutto ciò accadesse. Ora tocca a voi! E adesso? Per mesi ho organizzato ogni mia giornata in funzione degli allenamenti facendoli diventare parte integrante della mia esistenza, talvolta addirittura una religione se non una vera e propria ragione di vita& una schiavit. Ho perso di vista la motivazione che mi avevano indotto a indossare un costume, calzare le scarpe da bici e poi da corsa, trasformando gli allenamenti da benefica attivitࠣomplementare a pratica fine a se stessa. Debbo fermarmi e riprendere la rotta. Ma voi ci credete? Io nemmeno e l;anno prossimo replicherò

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domenica 15 luglio, mentre vi sto scrivendo sto pensando alla gara, me la ricordo minuto dopo minuto, è stata una emozione indimenticabile sotto tutti i punti di vista, tutti i consigli che mi erano stati dati sono stati utili dal primo all’ultimo per questo volevo ringraziare tutti quelli che si sono allenati con me per la loro pazienza: era il mio primo ironman! Grazie di cuore a fabio, max, virna, daniela, carlo, sergio, carletto, diego, paolo, fabio ughi, un rigraziamento particolare va a chi era a klagenfurt il giorno della gara, la loro presenza è stata importante per la carica che mi hanno dato, grazie ancora a sara, francesca, fabio, massimo, un grazie anche a chi non ha fatto Ironman per il loro interessamento.

Penso che questa esperienza mi arrichirà a ncora di piu per poter trasmetterla a chi vorrà cimentarsi in questa indimenticabile eperienza

ciao Oscar Targa

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